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LA VALLE DELL'OLONA TRA MULINI E OPIFICI

Se il tempo non avesse mutato la storia economica e sociale del nostro Paese, oggi definiremmo il piccolo scorcio della valle dell'Olona che si apre ai piedi di Malnate "polo industriale". Ora la chiamiamo invece "archeologia industriale". Ma chiudiamo gli occhi e facciamoci accompagnare nel racconto della secolare storia produttiva della nostra valle.

Anno 2020
Un turista si lascia le spalle il traffico di via Varese, incamminandosi lungo via Gere. Segue lo scorrere incessante delle acque del fiume Olona, addentrandosi tra fioriti prati e boschi rigogliosi, osservando di qua e di là dal corso d'acqua vecchi ruderi che si ergono, chi in verticale chi in orizzontale, tra una vegetazione che sta inesorabilmente prendendo il sopravvento. Si riposa all'ombra del grande ponte in calcestruzzo per proseguire il suo cammino verso Gurone, osservando sulla sponda opposta i resti dei binari della vecchia ferrovia della Valmorea.

Anno 1920
Se quel turista potesse tornare indietro di soli 100 anni, troverebbe una valle totalmente diversa attorno a sè. Scendendo lungo una polverosa strada per Varese, lasciate alle spalle le cave di ghiaia alla "curva di vagunei", segue l'incessante rumore proveniente dagli opifici distribuiti sulle sponde dell'Olona, operosi nella filatura della seta e del cotone. Attività che nel secolo precendete divennero protagoniste di un'industria serica di qualità, fiore all'occhiello dell'economia malnatese, ma che nei primi anni del 900 stanno tuttavia andando incontro a un secondo grande cambiamento della linea produttiva, con la conversione nelle prime officine meccaniche. Il nostro turista non trova nemmeno il maestoso ponte con i suoi bianchi pilastri, al suo posto il "ponte di ferro", grande opera ingegneristica di fine Ottocento, ai cui piedi transita la ferrovia che proviene da Castellanza e che da qualche anno è stata prolungata fino a Valmorea.

Anno 1820
Un altro salto indietro nel tempo, altri cento anni tondi tondi, e il nostro turista tornerebbe in una tranquilla valle, dove a farla da padrone è l'attività dei mugnai, intenti alla pulizia delle rogge molinare, alla manutenzione delle macine e a scaricare dai carri il grano, per poi caricarne la farina. Il mulino è stato per secoli il fulcro della vita economica e sociale della comunità, ma sta andando incontro a un grande cambiamento della linea produttiva.

Nel 1881 la vita economica malnatese era tutta concentrata nella valle dell'Olona. Nella foto dell'epoca, il cotonificio Scotch nei pressi dell'attuale rotonda della Folla di Malnate. Sull'altura sullo sfondo, la Chiesa di San Martino con il campanile posto davanti all'attuale ingresso.
I MULINI DEL 700
Come raccontato nel nostro iniziale viaggio indietro del tempo, fino ai primi decenni del 1800 lo spicchio malnatese della valle dell'Olona, dove il fiume riceve le acque del torrente Lanza, era costellato di mulini ad acqua, dediti alla produzione alimentare di farine, ed era nota infatti sin dai secoli precedenti come "valle dei mulini". Poco in realtà si conosce di queste strutture, se non il nome e la posizione. E più si va indietro nel tempo, più anche queste informazioni si perdono. Sin dal 1573, citati nello status animarum di Malnate, viene attestata la presenza di mugnai (meglio conosciuti come molinari), la maggior parte della storica famiglia dei Pessina. Nel 1597, vengono citati tre mulini, denominati Molino del Carcano, del Vanello e del Besana (questi ultimi due erano membri della famiglia Pessina). Durante il Settecento, diventa più puntuale e approfondita la rilevazione delle attività produttive. Nel 1733, da un censimento dei mulino operato dal Consorzio del fiume Olona, sul territorio di Malnate ne vengono citati ancora tre: il Molino con sette ruote del sig. Giovanni Battista Fassi, il Molino del sig. Ing. Bernardo Pessina, affittato a Giacomo Pini e il molino del sig. Giacomo Pessina, affittato da Antonio Brusa.

Con il catasto teresiano del Settecento si hanno informazioni più precise.

Il Mulino delle Sette Mole, posto più  a monte degli altri, sorgeva lungo la strada che da Varese portava a Como, tra le attuali rotonde di Via Varese e Viale Belforte. Nel 1753 è di proprietà di Stefano Pessina, mentre nel 1772 proprietaria è la famiglia Sottocasa. Lo ritroviamo ancora attivo negli anni 70 dell'Ottocento, di proprietà dei Consorti Realini e delle sorelle Taglioretti. Oltre alla produzione alimentare, vi si svolgeva anche la "follatura" della carta. Il suo destino andò unicamente in quest'ultima direzione.

Il Mulino dei Ratti, situato a ridosso dell'attuale rotonda di via Varese, viene descritto come struttura in pietra e mattoni, con pianta irregolare, edificata su due piani con una corte centrale. È l'unica struttura, almeno nella sua conformazione edilizia, ad essere giunta fino al giorno d'oggi. Documentato già nel 1772, risultava allora di Donna Elena Pessina. Dopo diversi passaggi di proprietà fu acquistato dalle Officine Galli alla fine dell'Ottocento.

Il Mulino della Folla, l'attuale Mulino Bernasconi (nell'immagine la ruota lungo la roggia molinara), è il più noto e l'unico ad aver mantenuto fino ai giorni nostri la struttura produttiva in opera. Attestato sin dal Catasto Teresiano del 1722, ad esso è dedicato uno specifico approfondimento tra le nostre "Perle".

Del Mulino Gere, situato nei pressi dell'omonima località, non si hanno ulteriori informazioni se non la posizione e l'attestazione a partire dalla seconda metà del 1700. Nei primi decenni del 1800 fu probabilmente inglobato nell'opificio Maggi.

IL 1800 E LA NASCITA DEGLI OPIFICI
Negli anni Venti del 1900 la struttura del "vecchio" ponte in ferro inizia a mostrare i suoi limiti di fronte allo sviluppo del trasporto ferroviario, con locomotive più pesanti e veloci. Dopo quarant'anni di onorato servizio il "ponte di ferro" va in pensione. Valutato infatti negativamente un possibile rinforzo del ponte esistente, si decide per affiancarlo e sostiruirlo con un nuovo ponte in calcestruzzo.

Il nuovo ponte viene realizzato in soli otto mesi tra il 1927 e il 1928, utilizzando 17000 metri cubi di calcestruzzo e 4000 metri cubi di legname per le armature. È caratterizzato da cinque grandi arcate di 30 metri di diametro ciascuna e da sette aperture circolari, che paiono vezzi estetici del progettista, ma sono invece realizzate per motivi di assestamento.

Altri due elementi caratterizzano il ponte malnatese, nascosti all'occhio dei più, uno per motivi strategici e l'altro dimenticato testimone del periodo politico di quel tempo.

Pochi anni prima, nel 1922, Mussolini diventa Presidente del Consiglio dando inizio al cosidetto "Ventennio" che segnerà la vita politica e sociale italiana fino al 1943. Il maestoso ponte di Malnate rientra nelle "Grandi Opere del Regime" e sul pilone centrale si erge il dipinto dei "fasci littori". Visibili nella foto dell'epoca qui accanto, sono ormai andati persi nel tempo anche se si intravedono ancora oggi.

Il viadotto è anche strategico collegamento ferroviario tra il nord e il sud della provincia varesina e, in periodo di guerra, non può cadere certo in mano nemica. Sempre nel pilone centrale, l'esplosione di una carica di esplosivo nella piccola camera rettangolare sul lato est, causerebbe il collasso dell'intera struttura e l'interruzione del collegamento ferroviario con Varese.

Fortunatamente la Seconda Guerra Mondiale non vede la necessità di far esplodere il ponte, rimasto a segnare la valle dell'Olona sino ai giorni nostri nella sua originaria maestosità.
GALLERIA FOTOGRAFICA
Da sinistra a destra, dall'alto in basso:
1- Il ponte di ferro e, in primo piano, il setificio delle Gere.
2- Il ponte di ferro nella valle dell'Olona.
3- Il ponte di calcestruzzo e, in primo piano, il setificio delle Gere.
4- Il ponte di calcestruzzo nella valle dell'Olona.
Da sinistra a destra, dall'alto in basso:
1- Lavori di realizzazione del ponte di ferro.
2- Veduta del ponte di ferro.
3- Lavori di realizzazione del nuovo ponte in calcestruzzo.
4- Per un breve periodo entrambi i ponti segnavano il paesaggio.

BIBLIOGRAFIA

"La Fabbrica Ritrovata" - Università Popolare di Varese 1989

"Malnate e la Siome" - Carlo Alberto Lotti - Editore Luigi Benzoni 1970


"Malnate Notizie Storico-Illustrative" - Sac. Vittorio Branca - 1932

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